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(Informazioni e prenotazioni 0984 512089 sig. Patrizia Scarniglia)

 • MONUMENTI DI S.MARCO ARGENTANO "ANTICA CITTÀ NORMANNA"
 
La Torre
La Torre (detta di Drogone) è una rara testimonianza del primo insediamento normanno in Calabria.
Fatta innalzare da Roberto il Guiscardo nell’anno 1048 sulle rovine di un’antica fortificazione romana, è contraddistinta da un enorme tronco di cono detto rivellino o motta alto m.18 (la motta è peraltro la struttura peculiare dei castelli normanni). La fortezza, che si eleva per un’altezza di ventidue metri, ha un diametro di tredici metri e mezzo ed è suddivisa in cinque piani ad ambienti circolari:
  • la Sala delle Granaglie (piano sotterraneo), coperta da una volta conica senza aperture di illuminazione, è interamente accolta nel rivellino;
  • la Sala delle Prigioni (primo piano) è priva del soffitto, crollato negli anni ’30;
  • la Sala delle Armi (secondo piano) ha la volta a sesto leggermente acuto e delle lunette di inconsueta estensione;
  • la Sala delle Udienze (terzo piano) ha la stessa struttura della precedente. I finestroni sono stati però manomessi nel Settecento;
  • la Sala del Principe (quarto piano) conserva quasi intatta la sua struttura originaria. Di particolare rilievo l’antico forno, inglobato nella parete dell’edificio
La Cattedrale e l'Episcopio
La fondazione dei due edifici risale al secolo XI. L’Episcopio, in origine casa-forte, viene costruito per volontà di Roberto il Guiscardo quale sua dimora con la somma di ventimila scudi estorti a Pietro Tura, governatore di Bisignano. La Cattedrale conserva la sua fisionomia originaria fino agli inizi del ‘700. Successivamente, l’interno viene adornato di stucchi, in ossequio alla moda del tempo.

Cattedrale, Abside e Vescovado (sec XI)
La cripta

Cattedrale, Cripta normanna (c. 1080)
La tecnica costruttiva della Cripta mescola elementi di varie culture (bizantina, normanna, musulmana). La nuova articolazione dello spazio e della luce, l’originale soluzione decorativa del mattone alternato al tufello, il severo impianto architettonico realizzano quella sintesi culturale e artistica che formerà la nuova sintassi dell’architettura normanna. La Cripta è divisa da dodici robusti basamenti in pietra, dai quali si innalzano trentacinque possenti arconi a sesto leggermente acuto. Le volte sono invece costruite in cotto con cordonatura a spina di pesce. La costruzione quasi chiesa sotterranea si articola in venti campate che sembrano realizzate di getto. Ne risulta un tipo di architettura austera ed essenziale, di cruda potenza espressiva.
L'Abbazia della Matina
L’Abbazia di S.Maria della Matina (lat. mata, monte, bosco, selva) sorge a quattro chilometri da San Marco, in prossimità del Fiume Fullone. Secondo le Carte Latine dei Pratesi, la dedicazione della Chiesa abbaziale a Santa Maria avviene il 31 marzo 1065: officiano la cerimonia Arnolfo arcivescovo di Cosenza, Oddone vescovo di Rapolla e Lorenzo vescovo di Malvito. Presenti il duca Roberto e la moglie Sikelgaita (ai quali si deve l’innalzamento e la fondazione del cenobio) nonché Abelardo, abate benedettino del monastero. Il Guiscardo acquisisce il territorio abbaziale, già posto sotto la giurisdizione del vescovo di Malvito, che viene compensato con trenta schifani d’oro. Il monastero matinense, dotato di vaste proprietà e privilegi, favorito dai papi e dai signori normanni, accresce rapidamente il suo prestigio e la sua potenza.

Abbazia della Matina (secc. XI e XIII), Portale.
Nel 1092 ospita Papa Urbano II, fautore della prima crociata. (L’invito a liberare il Santo Sepolcro viene accolto anche da Marco Boemondo, primo figlio del Guiscardo , che porta al suo seguito molti sanmarchersi). Dall’anno della fondazione fino al 1221 vi dimorano i Benedettini. Nel 1222 vi subentrano i Cistercensi, provenienti dall’Abbazia Sambucina di Luzzi.
A partire dal XV secolo viene data in commenda. Ha così inizio il suo inarrestabile declino. Fino al ‘600 gli edifici claustrali sono ancora intatti. In seguito, dopo l’eversione della feudalità (1806) diventa proprietà della famiglia Valentoni, che la converte in fattoria agricola.Il fabbricato abbaziale, che appartiene alla fase cistercense nonostante le trasformazioni subite nel corso dei secoli è ancora esistente e comprende:
  • il parlatorio;
  • lo scriptorium;
  • la scala d’accesso ai piani superiori;
  • l’aula capitolare.
Quest’ultima considerata tra i più raffinati esempi di architettura cistercense in Italia è suddivisa in tre navi da due pilastri a fascio, su cui si innestano le maestose volte a crociera costolonate. Esige tracce dell’insediamento benedettino si riscontrano in qualche superstite elemento architettonico, come il muraglione di cinta e la monofora a tutto sesto nel parlatorio.

Abbazia della Matina, Aula Capitolare (1222)
La fontana di Sikelgaita

Fontana normanna (secc. XI e XVI), Veduta prospettica
(detta di Santo Marco)
Dopo un’annosa vicenda di continui rimaneggiamenti, si presenta come un parallelepipedo incassato nella collinetta sovrastante. Del nucleo originario si conservano solo il camminamento e parte delle decorazioni scultorie.La struttura compresa tra la vasca e la trabeazione realizzata in pietra da taglio proveniente dalle cave di San Lucido è invece di fattura cinquecentesca. Nella facciata sono incorporate cinque paraste sul modello classico dell’ordine dorico, articolate con la trabeazione. Al di sopra delle paraste centrali si protendono beffarde tre cariatidi a seno nudo, di evidente significato allegorico:
  • nella prima, a sinistra, la tradizione popolare ravvisa Sikelgaita, moglie in seconde nozze di Roberto il Guiscardo;
  • nella parte destra della trabeazione in simmetrica corrispondenza con Sikelgaita è posta la Smorfiosa, comunemente identificata con Alberada (prima moglie del duca normanno), icasticamente effigiata in un gesto apotropaico;
  • la scultura centrale, detta la Virtù, è databile alla fine del ‘600.
La Riforma
Così a San Marco chiamano ancora oggi il complesso conventuale dei Frati Minori che apparteneva un tempo alla Famiglia dei Riformati. È uno tra i più antichi esempi di architettura francescana in Calabria. La sua fondazione pare si debba a Pietro Cathin, discepolo e sodale di San Francesco d’Assisi. Il complesso sottoposto nel corso del tempo a innumerevoli trasformazioni comprende il convento, la chiesa e gli orti.

Il convento
Soppresso nel 1240 da Federico II, viene riaperto al culto nel 1320. Dal 1429 al 1430 ospita San Francesco di Paola, ancora dodicenne, che accompagnato dai genitori vestì le povere lane del Patriarca Serafico. Nel 1517 viene affidato ai Conventuali. Da questi passa agli Osservanti, quindi ai Riformati. Nel 1624 Papa Urbano VIII stabilisce con decreto che parte dei suoi beni siano devoluti al Seminario.

 
La chiesa
La pianta è di matrice francescana: presenta una navata unica introdotta da un portico con archi a tutto sesto (esonartece) e un abside rettangolare coperto da volte a crociera costolonate. Questa tipologia di chiesa, che contrassegna l’architettura francescana, trae origine dall’abbazia giochimita di San Giovanni in Fiore. L’originaria fisionomia dell’edificio viene stravolta nel XVIII secolo, quando padre Anselmo da Mottafolonne fa adornare le pareti con costruzioni di gusto barocco. Oltre al disegno planimetrico e alle volte abisidali, dell’impianto francescano restano poche ma significative testimonianze:
  • il portale di ingresso;
  • il campanile a vela;
  • la fiancata destra con le monofore originali

Chiesa della Riforma (secc. XIII e XVIII), Interno
L'antico centro*

Palazzo Amodei (1747), Balcone a ventriera e blasone
L’antico centro, al quale si accedeva attraverso porte oggi in gran parte scomparse si snoda in una fitta rete di vicoli, sottoportici, gradinate, edifici, palazzi gentilizi. Pregevoli elementi architettonici in pietra da taglio – mensoloni di sostegno, modanature, portali – adornano gli edifici. La cittadina si dispiega fra tre poli principali: la Cattedrale, la Torre e la chiesa di S.Maria dei Longobardi. Fulcro ideale, urbanistico e civile è il Palazzo Ducale con l’antico Campo degli Armigeri, oggi Piazza Selvaggi.
Nelle zone rurali sono invece diffuse due tipologie costruttive: la villa rustica e le caratteristiche capitole edificate con mattoni di terra cruda (mattunazzi).

* Menzione del Centro Regionale Recupero Centri Storici Calabresi per stato conservazione e Piano Colore.

 

Testo del prof.Eduardo Bruno